From Paris with love for lake Poopó

By Pablo Solón

Lake Poopó becomes a desert while in Paris, governments conclude an agreement they call “historic” to address climate change. Will the Paris Agreement save over 125,000 lakes that are in danger of disappearing in the world due to climate change?

08 MujerTemp1947The second largest lake in Bolivia did not disappear by magic. The causes of their demise are many and complex, but among them is the rise in temperature and increased frequency of natural disasters like El Niño caused by climate change. The lake Poopó that had an expanse of 2,337 km2 and a depth of 2.5 meters, is now a desert with a few puddles in the middle with no more than 30 centimeters of water depth. Continúa leyendo From Paris with love for lake Poopó

De Paris con amor para el lago Poopó

Por Pablo Solón

El lago Poopó se transforma en un desierto mientras en París los gobiernos celebran un acuerdo que califican de “histórico” para enfrentar el cambio climático. ¿Salvará el Acuerdo de París a más de 125.000 lagos que están en peligro de desaparecer en el mundo debido al cambio climático?

08 MujerTemp1947El segundo lago más grande de Bolivia no desapareció por arte de magia. Las causas de su desaparición son varias y complejas, pero entre ellas destaca el incremento de la temperatura y la mayor frecuencia de desastres naturales como el fenómeno El Niño provocados por el cambio climático. El lago Poopó que tenía una extensión de 2.337 km2 y una profundidad de 2,5 metros, hoy es un desierto con un par de charcos al medio de no más de 30 centímetros de profundidad. Continúa leyendo De Paris con amor para el lago Poopó

Nº5 La Cucaracha y las Promesas Climáticas

¿Qué han prometido los diferentes países para la próxima Conferencia de Cambio Climático de las Naciones Unidas? ¿Qué dice la contribución de Bolivia para la reducción de sus gases de efecto invernadero? ¿Bajarán las emisiones de Bolivia debido a la deforestación?

COP21: nuovo travestimento per un vecchio accordo

[Pablo Solón Romero traducido al italiano por Jnews]

L’accordo sul clima di Parigi non sarà più che un remake dell’accordo di Cancun che ha fallito miseramente per il contributo volontario richiesto rispondente più agli interessi delle grandi corporazioni e i politici che le esigenze dell’umanità e vita sul Terra.

Ayer fue por la fe, hoy es por la democracia

Per limitare l’aumento della temperatura a 2°C l’accordo di Cancún aveva un compromesso di riduzione annuale delle emissioni di gas serra a 44 Gt CO2 fino al 2020. Tuttavia, secondo le promesse di Cancun arriveremo per quell’anno a 56 Gt CO2.

Ora l’accordo di Parigi dovrebbe garantire che le emissioni globali si abbassino a 35 Gt di CO2 per il 2030 e secondo gli INDCs (Intended Nationally Determined Contributions) presentati arriveremo a 60 Gt CO2 all’anno 2030. Ambo gli accordi, deliberatamente, evitano la cosa più importante: stabilire un limite per l’estrazione di combustibili (petrolio, carbone e gas) che sono responsabili per il 60% delle emissioni di gas a effetto serra. Se l’80% delle riserve di combustibili fossili note non viene lasciato sotto la terra è Impossibile limitare l’aumento della temperatura a 2°C.

Allo stesso modo, l’accordo di Parigi non garantisce l’obiettivo di zero deforestazione entro il 2020 come stabilito dagli obiettivi di sviluppo sostenibile pur sapendo che questa attività genera 17% delle emissioni globali. Al contrario, si continua a percorrere la strada dei mercati di carbonio e gli “offset” permettendo che, per esempio, un paese compensi la deforestazione di una foresta nativa con piantagioni di monocoltura di alberi. Infine, il finanziamento per l’adattamento e la mitigazione è assolutamente insufficiente ed entrambi gli accordi non dispongono di alcun meccanismo che costringa e punisca il mancato compimento delle promesse. In sintesi “l’ imperatore è nudo” e la COP21 vedrà ardere il pianeta.

Un altro domani è possibile!

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Il futuro non è scritto. Dipende da quello che faremo ora. Quello che succederà durante la COP21 è il risultato di un lungo processo attraverso il quale le grandi Imprese hanno sequestrato i Governi e i negoziati sul clima delle Nazioni Unite. Questo accordo è buono per i politici in cerca di popolarità e rielezione immediata perché non li obbliga a niente. Si tratta di un buon accordo anche per le industrie estrattive perché permette loro di continuare a fare affari come al solito e crea pure nuovi mercati per il carbonio attraverso REDD (Reducing emissions from deforestation and forest degradation), CDM (Clean Development Mechanism), “agricoltura climaticamente intelligente” e compensazioni per il cambiamento di uso del suolo e apre la porta alla falsa tecnologia della cattura e lo stoccaggio del carbonio, la Bioenergia e la Geo-ingegneria.

Per costruire un futuro differente abbiamo bisogno di ripristinare la nostra capacità di sognare e superare il catastrofismo di cui i mass media ci hanno abituato. Una transizione rapida e accelerata dai combustibili fossili è possibile. Le tecnologie per farlo sono alla nostra portata. Sono drasticamente calati di prezzo sia l’energia solare sia quella eolica e continueranno a scendere. La possibilità che paesi come la Bolivia, con un elevato irraggiamento solare, possano avere un 25% della sua elettricità entro il 2020 da celle fotovoltaiche è assolutamente fattibile. Lo sviluppo di progetti nucleari e di mega-dighe idroelettriche non è giustificato né per motivi ambientali né economici. Oggi è possibile pensare ad un mondo eolico, solare, di micro-idroelettrico e altre iniziative simili.

Il tema di fondo non è solo il tipo di tecnologia, ma chi la controlla, qual è la sua scala di applicazione e che cosa serve. La transizione di cui abbiamo bisogno è non solamente uscire dall’uso dei combustibili fossili, ma anche dalla gestione accentrata da imprese private e statali che si muovono sotto la logica del capitale e la logica del potere. L’energia solare su cui dovremmo scommettere non è quella delle grandi estensioni di pannelli solari che sfollano popolazioni indigene e contadine, ma l’energia solare di dimensione familiare, di comunità, cooperativa e municipale che coinvolga la comunità e cittadinanza, e che trasformi il consumatore in produttore di energia.

Oggi la lotta contro il cambiamento climatico è la lotta per la difesa delle nostre foreste che sono sotto attacco dall’agro-business. Foreste originarie che sono una grande fonte di alimentazione, se sappiamo convivere con loro servendoci di differenti iniziative agro-forestali ecologiche. Ogni ettaro deforestato emette 500 tonnellate di CO2, oltre ad essere un grave attentato alla biodiversità, la creazione di ossigeno, il ciclo dell’acqua e i popoli indigeni che vivono nelle foreste.

Per “compensare” un ettaro di territorio deforestato, solo in termini di cattura della CO2, sono necessari il rimboschimento di 18 ettari e un periodo di 10 anni in modo che gli alberi crescano. Da ogni punto di vista si guardi è più importante fermare il disboscamento delle foreste native. L’agricoltura familiare, la comunità contadina, sta già provvedendo a con il suo lavoro a raffreddre, e può raffreddare ulteriormente, il pianeta. L’”ecologia agricola” dei contadini è un’opzione reale contro l’avvelenamento dei componenti agrotossici e transgenici che al contrario utilizza l’agro-business.

Il futuro che vogliamo non potrà essere creato dal settore pubblico o del settore privato. Entrambi devono smettere di essere al centro dell’economia e della politica e lasciare che la società prenda le redini del proprio destino. Quello che ci servono sono iniziative che decentrino e democratizzino il potere economico e politico, che è ora concentrato in banche, grandi aziende, nella burocrazia statale e il militarismo.

La vera alternativa al cambiamento climatico è una democrazia reale. La risposta al “domani che vogliamo” si ritrova in un umanità cosciente, auto-organizzata e con potere reale. Un’umanità che la smetta di adorare il mercato e la tecnologia e che riconquisti la sua umanità da sola e naturalmente.

Non possiamo più continuare ad attendere soluzioni dall’alto e da un COP21 che è un vile testimone dei crimini climatici che affliggono il pianeta. Adesso “il domani che vogliamo” può arrivare solo “dal basso”, dal “locale”, dalle esperienze concrete per cambiare i nostri modi di consumo, la produzione e la vita nel suo complesso.

Cambiare il sistema per salvare il clima è qualcosa che è in costruzione tutti i giorni, nelle lotte come quelle di “Ende Gelände!”, la battaglia per chiudere la più grande miniera di carbone in Germania, le mobilitazioni in India contro le centrali nucleari, le iniziative per ampliare una comunità solare in Bolivia, la mobilitazione per espandere attività rurali ecologiche che raffreddano il pianeta e salvano le foreste che sono i polmoni della Pachamama. Il processo di mobilitazione verso il COP21 a Parigi dovrebbe servirci per rilanciare, coordinare e rafforzare diverse iniziative locali che sono il seme di un “Altro domani è possibile” un cambio del sistema.

COP21: Un nuevo disfraz para un viejo acuerdo

[Pablo Solón] El Acuerdo Climático de París no es más que un remake del Acuerdo de Cancún que ha fracasado estrepitosamente por sus  contribuciones voluntarias que responden más a los intereses de las grandes corporaciones y los políticos que a las necesidades de la humanidad y la vida en la Tierra.

Ayer fue por la fe, hoy es por la democraciaPara limitar el incremento de la temperatura a 2ºC el Acuerdo de Cancún debió haber comprometido la reducción de emisiones anuales de gases de efecto invernadero a 44 Gt de CO2e hasta el 2020.  Sin embargo con las promesas de Cancún estaremos en 56 Gt de CO2e para ese año.

Ahora el Acuerdo de París debe asegurar que las emisiones mundiales bajen a 35 Gt de CO2e para el 2030 y según los INDCs (Intended National Determine Contributions) presentados estaremos en 60 Gt de CO2e anuales para el 2030.

Ambos acuerdos deliberadamente obvian lo más importante: establecer un limite a la extracción de combustibles (petróleo, carbón y gas) que es responsable del 60% de las emisiones de gases de efecto invernadero. Si no se deja el 80% de las reservas conocidas de combustibles fósiles bajo la tierra es imposible limitar el incremento de la temperatura a 2ºC.

Así mismo, el Acuerdo de París no garantiza la meta de cero deforestación para el 2020 establecida en los Objetivos de Desarrollo Sostenibles a sabiendas de que está actividad genera el 17% de las emisiones mundiales. Por el contrario prosigue por el camino de los mercados de carbono y los “offsets” permitiendo que por ejemplo un país “compense” la deforestación de un bosque nativo con plantaciones de monocultivos de arboles.

Por último, el financiamiento para la adaptación y mitigación es absolutamente insuficiente y ambos acuerdos no tiene ningún mecanismo que obligue y sancione el cumplimiento de promesas. En síntesis “el emperador esta desnudo” y la COP21 vera arder el planeta.

¡Otro Mañana es posible!

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El futuro no esta escrito. Depende de lo que hagamos ahora. Lo que ocurre en la COP 21 es el resultado de un largo proceso a través del cuál las grandes corporaciones han capturado a los gobiernos y a la negociación climática en las Naciones Unidas. Para los políticos que buscan su popularidad inmediata y su reelección este acuerdo es bueno porque no los obliga a nada. Para la industrias extractivas este es un buen acuerdo porque les permite seguir haciendo negocios como de costumbre y de paso les crea nuevos mercados de carbono a través de REDD, Agricultura Climáticamente Inteligente, CDM+, “compensaciones” por cambio de uso de la tierra, y abre la puerta silenciosamente a falsas tecnologías como la Captura y Almacenaje de Carbón, la Bioenergía y la geo-ingeniería.

Para construir otro mañana debemos recuperar nuestra capacidad de soñar y salir del catastrofismo al cual nos tienen acostumbrados los medios masivos de comunicación. Una transición rápida y acelerada fuera de los combustibles fósiles es posible. Las tecnologías para hacerlo están a nuestro alcance. La energía solar y eólica han bajado dramáticamente de precio y seguirán haciéndolo. La posibilidad de que países como Bolivia, con una alta radiación solar, puedan tener un 25% de su electricidad para el 2020 a partir de celdas fotovoltaicas es absolutamente factible. El desarrollo de proyectos nucleares y de grandes mega represas hidroeléctricas no se justifica ni por razones ambientales ni económicas. Hoy es posible pensar en un mundo solar, eólico de micro-hidroeléctricas y otras iniciativas.

El tema de fondo no es sólo el tipo de tecnología sino quien la controla, cual es su escala y a quién sirve. La transición que necesitamos no es sólo fuera de los combustibles fósiles sino también de las gestiones centralistas privadas y estatales que se mueven bajo la lógica del capital y la lógica del poder. La energía solar por la que debemos apostar no es la de grandes plantaciones de paneles solares que desalojan a poblaciones indígenas y campesinas, sino por una energía solar familiar, comunitaria, cooperativa y municipal que empodere a la sociedad y que de consumidora la vuelve en productora de energía.

Hoy la lucha contra el cambio climático es la lucha por la defensa de nuestros bosques que están siendo avasallados por el agro-negocio. Los bosques nativos son una gran fuente de alimentos si sabemos convivir con ellos a través de diferentes iniciativas de agroforestería ecológica. Cada hectárea deforestada emite 500 toneladas de CO2 además de ser un grave atentado contra la biodiversidad, la generación de oxigeno, el ciclo del agua y los pueblos indígenas que habitan en los bosques. Para “compensar” una hectárea deforestada, sólo en términos de captura de CO2, se necesitan reforestar 18 hectáreas y un lapso de 10 años para que los arboles crezcan. Desde todo punto de vista lo más indicado es parar ya la deforestación de los bosques nativos. La agricultura campesina, familiar, comunitaria está enfriando y puede enfriar aún más el planeta. La agroecología campesina es una opción real frente al envenenamiento de los agro-tóxicos y transgénicos que utiliza el agro-negocio.

El futuro que queremos no va a ser forjado por el sector estatal o el sector privado. Ambos deben dejar de ser el centro de la economía y la política para que la sociedad tome las riendas de su propio destino. Lo que necesitamos son iniciativas que descentralicen y democraticen el poder económico y político que hoy está concentrado en los bancos, las grandes corporaciones, la burocracia estatal y el militarismo.

La verdadera alternativa al cambio climático es una democracia real. La respuesta al mañana que queremos está en una humanidad consciente, auto-organizada y empoderada. Una humanidad que deje de endiosar al mercado y a la tecnología y que recupere su humanidad para consigo misma y con la naturaleza.

Ya no podemos seguir esperando soluciones desde arriba y menos desde una COP21 que es testigo cobarde de los crímenes climáticos que azotan el planeta. Hoy el mañana que queremos sólo puede venir desde abajo, desde lo local, desde experiencias concretas para cambiar nuestras formas de consumo, producción y vida en su conjunto. El cambio de sistema para salvar el clima es algo que se construye en el día a día, en luchas como las de “Ende Gelände!” para cerrar la más grande mina de carbón de Alemania, las movilizaciones en la India contra las centrales nucleares, las iniciativas para expandir una energía solar comunitaria en Bolivia, la movilización para expandir la agroecología campesina que enfría el planeta y salva nuestros bosques que son los pulmones de la Pachamama.

El proceso de movilización hacia la COP21 en París debe servirnos para relanzar, coordinar y fortalecer las distintas iniciativas locales en las que esta la semilla del otro mañana posible y del cambio de sistema.

COP21: A new disguise for an old agreement

[Pablo Solón] The Climate Paris Agreement carries with it the shadow of the Cancun Agreement and like it, will fail. Both Agreements are based on voluntary pledges that prioritized the interests of polluting corporations and governments rather than the needs of humanity and life on Earth.

Ayer fue por la fe, hoy es por la democraciaTo limit the temperature increase to 2°C, the Cancun Agreement should have guaranteed the reduction of annual emissions of greenhouse gases to 44 Gt of CO2e by 2020. But with the pledges from Cancun we will instead be at 56 GtCO2e by 2020. Continúa leyendo COP21: A new disguise for an old agreement

Conversatorio: Radiografía de las negociaciones climáticas

¿Cuál es el resultado de dos semanas de negociaciones climáticas en Bonn del 1 al 12 de Junio?
¿Qué podemos esperar del nuevo acuerdo climático a adoptarse a fines de año en la COP21 en Paris?
¿Las promesas de reducción de emisiones de gases de efecto invernadero presentadas hasta la fecha permitirán evitar una catástrofe planetaria?
¿Cuál debería ser la contribución de Bolivia a la reducción de emisiones de gases de efecto invernadero?

Estas y muchas otras cuestiones más serán abordadas en el conversatorio con Pablo Solón 

“Radiografía de las negociaciones climáticas”

La Fundación Solón y el Observatorio Boliviano de Cambio Climático y “Desarrollo” agradecen su participación y le invitan a compartir esta invitación con todas las personas interesadas.

Dicho evento se realizará:

Día: miércoles 17 de junio de 2015
Horas: 18:30
Lugar: Casa Museo Walter Solón Romero
Av. Ecuador Nº2519, Sopocachi, La Paz-Bolivia